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Settimana passata tra geopolitica, beni rifugio e rotazione settoriale

  • rizziandrea4
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

La settimana si è aperta con un ritorno deciso della geopolitica al centro dei mercati, dopo l’intervento statunitense in Venezuela e la destituzione di Nicolás Maduro. La prima reazione si è vista soprattutto su energia e metalli preziosi, mentre l’azionario globale ha mostrato una capacità di assorbire lo shock più rapida del previsto. Con il passare delle sedute, l’attenzione degli investitori si è poi spostata sulla tecnologia legata all’intelligenza artificiale, sul risiko bancario europeo e sulle prospettive di spesa per la difesa, fino ai dati sul mercato del lavoro statunitense e a nuovi fronti di rischio in Medio Oriente e sul commercio internazionale.

 

Nel complesso, i mercati azionari hanno chiuso la settimana in territorio positivo. A Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato gli scambi a 45.719 punti, con un progresso contenuto ma coerente con una fase di consolidamento dopo il buon avvio d’anno. Meglio l’Europa, con l’Euro Stoxx 50 salito a 5.997 punti, mentre a Wall Street il clima è rimasto costruttivo: il Dow Jones ha chiuso a 49.521 punti, l’S&P 500 a 6.976 punti e il Nasdaq a 23.708 punti, sostenuto ancora una volta dal comparto tecnologico.

 

Venezuela: petrolio incerto, Eni osservata speciale

 

Le notizie dal Venezuela hanno alimentato volatilità sul petrolio. In un primo momento il mercato ha reagito come se l’evento potesse ridurre il rischio estremo, con l’idea che, nel medio periodo, canali di export più chiari e una governance più “prevedibile” potrebbero tradursi in maggiore offerta. In parallelo, però, l’eco geopolitica ha sostenuto la domanda di coperture e ha mantenuto alta l’attenzione su possibili sviluppi operativi e diplomatici.

 

Il Brent ha chiuso la settimana in rialzo a 62,35 dollari al barile, dopo aver toccato un massimo intraday a 62,63 dollari, recuperando terreno nella parte finale dell’ottava anche grazie alle tensioni in Medio Oriente. A Piazza Affari, il settore energetico ha mostrato una reazione più tonica rispetto alla materia prima. Eni è rimasta in primo piano dopo le dichiarazioni della società sul fatto che le attività nel Paese proseguono regolarmente e che il gruppo monitora l’evoluzione della situazione. Il tema Venezuela resta rilevante anche per il quadro autorizzativo internazionale e per la partita dei crediti, con gli operatori concentrati sulla continuità delle forniture e sulle prospettive di normalizzazione.

 

Oro e argento: ritorno del “bene rifugio”

 

Sul fronte dei metalli preziosi, oro e argento hanno beneficiato dell’aumento dell’incertezza percepita. Il mercato ha interpretato l’episodio venezuelano come un segnale che i rischi geopolitici possono riaccendersi rapidamente, rafforzando la domanda per asset considerati più difensivi.

 

A fine settimana l’oro spot si è riportato sopra 4.500 dollari l’oncia, con una chiusura intorno a 4.500,4 dollari, mentre il future sull’oro con scadenza febbraio 2026 è salito fino a 4.509,6 dollari. Ancora più marcato il movimento dell’argento, che ha chiuso a 79,97 dollari l’oncia, con un rialzo giornaliero superiore al 3,8%. La ricerca di protezione ha accompagnato gli scambi per buona parte della settimana, anche se l’intensità del movimento è variata al mutare dei titoli di giornata.

 

Wall Street: shock digerito e tecnologia di nuovo protagonista

 

A New York, la reazione all’episodio venezuelano è stata misurata. L’attenzione si è presto spostata su tecnologia e semiconduttori, sostenuti dall’ottimismo sull’intelligenza artificiale e da indicazioni societarie interpretate come segnali di miglioramento della domanda. Il Nasdaq, in particolare, ha sovraperformato gli altri indici, chiudendo la settimana con un progresso vicino all’1%, confermando una rotazione settoriale che continua a premiare i titoli growth.

 

Sul fronte valutario, il dollaro è rimasto stabile, con il cambio euro/dollaro in area 1,1635, mentre lo yen ha continuato a indebolirsi con il dollaro/yen salito fino a 157,9.

 

Auto: Stellantis tra segnali di tenuta e sfide strutturali

 

Nel comparto automotive, Stellantis è stata letta su due piani. In Italia, la performance dell’ultimo periodo ha mostrato elementi di resilienza relativa, ma il quadro complessivo resta quello di un mercato che fatica a tornare ai livelli pre-pandemici. Negli Stati Uniti, invece, l’ultima parte dell’anno ha confermato un miglioramento del passo, interpretato dagli analisti come un tassello importante per il percorso di recupero del gruppo. La chiave, per gli investitori, resta la capacità di consolidare il momentum nel corso del 2026.

 

Banche, telecom e difesa: temi strutturali al centro

 

Il settore bancario italiano è rimasto sotto i riflettori, tra giudizi positivi su Bper, la mossa strategica di UniCredit in Grecia e il dibattito politico-finanziario su Mps. Nel comparto telecomunicazioni, Tim ha attirato l’attenzione sia per i chiarimenti sul canone di concessione sia per l’accordo preliminare di condivisione della rete con Fastweb e Vodafone, letto come un passo verso maggiore efficienza operativa.

 

Infine, il settore della difesa ha beneficiato delle parole di Donald Trump sull’aumento della spesa militare, con acquisti diffusi in Europa e Leonardo tra i titoli più osservati. Molti investitori ritengono che, al di là delle singole crisi geopolitiche, la traiettoria della spesa per la sicurezza resti strutturalmente elevata nei prossimi anni.

 

Chiusura di settimana: petrolio, lavoro USA e dazi

 

Nel finale, il petrolio ha trovato ulteriore sostegno con le tensioni in Iran, mentre dagli Stati Uniti sono arrivati dati sul lavoro giudicati nel complesso neutrali per le prospettive di politica monetaria. L’attenzione ora si sposta sulla decisione della Corte Suprema statunitense sui dazi, potenziale catalizzatore di volatilità per i mercati globali nelle prossime sedute.

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