Inflazione, crescita e segnali dalle banche centrali
- rizziandrea4
- 3 giorni fa
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La settimana si presenta particolarmente densa di appuntamenti macroeconomici in grado di orientare il sentiment dei mercati finanziari. In un contesto in cui gli investitori continuano a muoversi tra aspettative di rallentamento controllato e incertezza sulla tempistica delle mosse delle banche centrali, l’attenzione sarà concentrata su inflazione, produzione industriale e mercato del lavoro, con un’agenda che coinvolge Stati Uniti, area euro e Regno Unito.
Regno Unito: PIL debole e industria ancora sotto pressione
Il Regno Unito aprirà la settimana con una serie di dati chiave sull’andamento dell’economia. Il PIL di novembre è atteso sostanzialmente invariato su base mensile, dopo la contrazione registrata nel mese precedente, mentre la crescita su base annua dovrebbe restare poco sopra l’1%. Numeri che confermano un’economia in affanno, ma non ancora in recessione tecnica.
Sul fronte industriale, la produzione mostra segnali contrastanti: il dato mensile è visto in lieve recupero, mentre quello annuo rimane in territorio negativo, riflettendo le difficoltà strutturali del comparto manifatturiero britannico. Anche la bilancia commerciale continuerà a essere osservata con attenzione, in un quadro di deficit ancora ampio che pesa sulla sterlina e sulle prospettive di crescita.
Area euro: inflazione sotto controllo, crescita fragile
In Europa, il focus sarà prevalentemente sull’inflazione e sull’attività industriale. In Germania, l’inflazione di dicembre dovrebbe confermarsi intorno all’1,8% su base annua, un livello coerente con una dinamica dei prezzi ormai normalizzata rispetto ai picchi del biennio precedente. Anche l’indice armonizzato resta vicino al 2%, soglia di riferimento per la Banca Centrale Europea.
In Italia, l’inflazione annua è attesa al 1.2%, mentre la produzione industriale di novembre dovrebbe mostrare un rimbalzo su base mensile dopo il calo precedente, pur restando negativa nel confronto annuo. Nel complesso, i dati dell’area euro continuano a descrivere una crescita debole e disomogenea, che rende la BCE particolarmente prudente nel delineare il percorso futuro dei tassi.
Le minute dell’ultimo meeting e gli interventi dei membri del Consiglio direttivo saranno quindi centrali per capire se l’istituto stia maturando una maggiore fiducia nel rientro dell’inflazione o se prevarrà ancora un approccio attendista.
Stati Uniti: inflazione e mercato del lavoro sotto la lente
Negli Stati Uniti, il dato più atteso della settimana sarà l’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo di dicembre è visto in lieve accelerazione su base mensile, con il dato annuo intorno al 2,7%. La componente core resterà cruciale per valutare se il processo di disinflazione stia procedendo in modo sufficientemente convincente per consentire alla Federal Reserve di allentare la politica monetaria nel corso dell’anno.
Attenzione anche alla produzione industriale, attesa in moderata crescita, e al tasso di utilizzo della capacità produttiva, che dovrebbe restare stabile poco sopra il 76%, segnale di un’economia ancora resiliente ma lontana da condizioni di surriscaldamento.
Il mercato del lavoro sarà monitorato attraverso le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, attese poco sopra le 200 mila unità, un livello che continua a indicare un raffreddamento graduale ma ordinato dell’occupazione.
Asia: stimoli cinesi e segnali contrastanti dal Pacifico
Dall’Asia arriveranno indicazioni importanti soprattutto dalla Cina, dove i dati su credito e massa monetaria offriranno una misura dello sforzo delle autorità nel sostenere l’economia. La crescita dell’aggregato monetario resta intorno all’8%, mentre l’andamento dei nuovi prestiti sarà osservato per valutare l’efficacia delle misure di stimolo.
In Giappone, il conto corrente rimane ampiamente positivo e la crescita del credito bancario continua a mostrare una dinamica solida, mentre in Australia e Nuova Zelanda i dati PMI contribuiranno a delineare lo stato della domanda interna in un contesto di tassi ancora restrittivi.
Materie prime e posizionamento degli investitori
Sul fronte delle materie prime, il petrolio resterà sensibile ai dati sulle scorte statunitensi, che nell’ultima rilevazione avevano mostrato un calo significativo, fornendo supporto alle quotazioni. A completare il quadro, i dati CFTC sul posizionamento speculativo offriranno un’utile fotografia dell’orientamento degli investitori su valute, indici azionari e commodity.
Un equilibrio ancora fragile
Nel complesso, la settimana potrebbe rafforzare lo scenario di un rallentamento controllato, con inflazione in progressivo rientro e crescita moderata. Tuttavia, la sensibilità dei mercati ai dati resta elevata e basteranno poche sorprese per riaccendere la volatilità. In questa fase di ciclo, più che i numeri headline conteranno la coerenza del quadro macro e le indicazioni prospettiche che emergeranno dalle banche centrali.