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Settimana cruciale per i mercati: inflazione, lavoro e segnali dal ciclo globale

  • rizziandrea4
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

La settimana entrante si preannuncia particolarmente intensa per i mercati finanziari, con una concentrazione significativa di dati macroeconomici ad alta e media rilevanza in grado di influenzare il sentiment degli investitori. L’attenzione resterà focalizzata soprattutto sugli Stati Uniti, dove il mercato del lavoro e gli indicatori di fiducia forniranno indicazioni chiave sullo stato dell’economia e sulle prospettive di politica monetaria, ma non mancheranno spunti rilevanti anche dall’Europa e dall’Asia, in un contesto globale ancora caratterizzato da crescita disomogenea e pressioni inflazionistiche solo parzialmente rientrate.

 

Stati Uniti: lavoro e fiducia al centro della scena


Il cuore della settimana sarà rappresentato dai dati statunitensi, con particolare riferimento al mercato del lavoro. Le richieste iniziali e continue di sussidi di disoccupazione offriranno un aggiornamento puntuale sulla tenuta dell’occupazione, elemento centrale nelle valutazioni della Federal Reserve. L’ultimo dato sulle richieste iniziali si era attestato poco sotto quota 200 mila, confermando un mercato del lavoro ancora resiliente, seppur con segnali di graduale raffreddamento.

 

Grande attenzione anche ai dati ADP sull’occupazione nel settore privato, che fungeranno da anticipatore in vista del report ufficiale sulle buste paga non agricole. In questo contesto, saranno monitorati anche i salari orari medi, una variabile cruciale per valutare le pressioni inflazionistiche di origine domestica. Nell’ultimo rilevamento, la crescita delle retribuzioni annue viaggiava intorno al 3,5%, un livello ancora superiore a quello compatibile con il target di inflazione della Fed.

 

Sul fronte della fiducia, gli indici del Michigan, sia nella componente di sentiment generale sia nelle aspettative di inflazione, forniranno indicazioni importanti sulla percezione dei consumatori. Le attese di inflazione a breve termine restano un elemento sensibile per i mercati, considerando che nell’ultima rilevazione si collocavano poco sopra il 4%, alimentando un dibattito ancora aperto sulla persistenza delle pressioni sui prezzi.

 

A completare il quadro statunitense, i dati sugli ordinativi alle fabbriche e sugli indici ISM del settore non manifatturiero contribuiranno a delineare lo stato di salute della domanda interna e dei servizi, comparto che continua a rappresentare il principale motore della crescita americana.

 

Europa: inflazione e attività reale sotto osservazione


In Europa, l’attenzione si concentrerà soprattutto sui dati preliminari di inflazione e sugli indicatori legati all’attività economica. In Italia e nell’area euro verranno pubblicati gli indici dei prezzi al consumo, che consentiranno di valutare se il processo di disinflazione stia proseguendo in modo ordinato. Nell’ultimo dato disponibile, l’inflazione dell’area euro si attestava intorno al 2,10%, un livello che rafforza l’orientamento prudente della Banca Centrale Europea ma non elimina del tutto i rischi legati a possibili riaccelerazioni.

 

Sempre sul fronte europeo, i dati su vendite al dettaglio e produzione industriale in Germania e Francia offriranno indicazioni utili sullo stato del ciclo economico. La debolezza dell’economia tedesca resta un punto di attenzione per l’intera area euro, con segnali ancora contrastanti provenienti dal settore manifatturiero e dai consumi.

 

Da seguire anche gli interventi di alcuni esponenti della BCE, che potrebbero fornire indicazioni sul timing e sull’intensità di eventuali aggiustamenti futuri della politica monetaria, in un contesto in cui il Consiglio direttivo resta diviso tra prudenza e necessità di sostenere una crescita ancora fragile.

 

Asia: inflazione cinese e segnali dal Giappone


Sul fronte asiatico, i riflettori saranno puntati principalmente sulla Cina, dove verranno pubblicati i dati su inflazione e prezzi alla produzione. Il quadro resta delicato, con pressioni deflazionistiche che continuano a rappresentare una sfida per le autorità di Pechino. Nell’ultimo rilevamento, l’inflazione al consumo si muoveva intorno allo 0,7%, mentre l’indice dei prezzi alla produzione restava in territorio negativo, segnalando una domanda interna ancora debole.

 

Dal Giappone arriveranno dati rilevanti su consumi delle famiglie e redditi, elementi fondamentali per valutare la sostenibilità della recente accelerazione salariale. In un contesto in cui la Bank of Japan ha iniziato a modificare gradualmente il proprio approccio ultra-accomodante, ogni segnale di rafforzamento della domanda interna potrebbe avere implicazioni importanti per i mercati valutari e obbligazionari.

 

Materie prime e altri fattori di mercato


A completare il calendario macro, gli investitori seguiranno con attenzione i dati settimanali sulle scorte di petrolio negli Stati Uniti, che potrebbero influenzare l’andamento del prezzo del greggio in una fase di mercato caratterizzata da equilibrio instabile tra domanda e offerta. Anche le comunicazioni di alcuni membri del FOMC saranno monitorate, alla ricerca di indicazioni sulla valutazione interna dell’economia e sull’evoluzione del percorso dei tassi.

 

Un quadro ancora complesso


Nel complesso, la settimana offrirà un flusso informativo particolarmente ricco, in grado di confermare o mettere in discussione le attuali aspettative di mercato. Da un lato, i dati potrebbero rafforzare lo scenario di un rallentamento ordinato, con inflazione in progressiva normalizzazione e crescita ancora sostenuta soprattutto negli Stati Uniti. Dall’altro, eventuali sorprese sul fronte dei prezzi o del lavoro rischierebbero di riaccendere la volatilità, costringendo gli investitori a rivedere le proprie strategie.

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