Piazza Affari tra deal, sanità e difesa; a Wall Street torna il tema Fed mentre le commodity restano nervose
- rizziandrea4
- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
La settimana tra fine anno e avvio del nuovo si è chiusa con un mercato più “di notizie” che di direzione, complice liquidità ridotta e movimenti spesso amplificati. Il filo conduttore, però, è chiaro: nel 2026 gli investitori continueranno a pesare due variabili sopra tutte, la traiettoria dei tassi e la tenuta della crescita. In questo contesto, a Milano sono stati i dossier societari a dettare il ritmo, mentre negli Stati Uniti il mercato guarda ancora una volta ai segnali della Federal Reserve. Sullo sfondo, materie prime e cambi confermano che la volatilità non è sparita: cambia solo bersaglio.
Europa: Milano meglio della Germania, ma senza strappi
A Piazza Affari il Ftse Mib ha chiuso in rialzo dello 0,96% a 45.374 punti, confermando una buona tenuta rispetto ad altri listini europei. Il movimento riflette più la somma di storie societarie (M&A, sanità, difesa) che un vero cambio di sentiment macro.
Più prudente il Dax, che ha terminato la seduta con un progresso contenuto (+0,14% a 24.523 punti). La Germania continua a muoversi in equilibrio tra segnali di stabilizzazione ciclica e timori legati alla domanda globale, soprattutto industriale.
Nexi accelera sul consolidamento domestico
A Milano una delle novità più rilevanti riguarda Nexi, che ha raggiunto un accordo per acquisire le attività di merchant acquiring di Banca Popolare di Sondrio. L’operazione si inserisce nel percorso già delineato dalla banca valtellinese nel piano industriale e completa una relazione commerciale già in essere sui servizi di pagamento. In sostanza, la logica è quella di integrare meglio l’offerta ai clienti business, semplificando la filiera tra issuing e acquiring e rafforzando il posizionamento di Nexi nella distribuzione bancaria.
Sul fronte strategico, il messaggio è duplice: da una parte Nexi continua a lavorare sull’industria italiana dei pagamenti con mosse mirate; dall’altra si raffreddano, almeno nel breve, le aspettative di un’operazione straordinaria con Worldline, dopo le parole del ceo del gruppo francese che ha ribadito la priorità su ricapitalizzazione e ritorno alla generazione di cassa.
Diasorin: catalizzatore USA e focus su crescita “nuova”
In evidenza anche Diasorin, sostenuta dall’autorizzazione della FDA per un test respiratorio multiplex destinato alla piattaforma point-of-care di nuova generazione. Il punto, più che l’impatto immediato sui conti, è il significato industriale: l’ok apre la porta all’avvio commerciale e segna l’ingresso più strutturale nel segmento PoC, uno dei pochi in cui la domanda resta robusta anche in fasi di ciclo meno favorevoli.
Il mercato ha letto la notizia come un potenziale catalizzatore di medio periodo, anche perché il gruppo sta costruendo la macchina commerciale e distributiva attorno alla nuova piattaforma. In parallelo, resta sul tavolo la partita buyback già annunciata prima di Natale, elemento che alcuni analisti interpretano come segnale di fiducia del management.
Difesa sotto pressione: non cambia il trend, cambia il “timing”
Giornata di realizzi per il comparto Difesa. Leonardo e altri nomi europei hanno accusato vendite dopo le dichiarazioni ottimistiche di Donald Trump su una possibile soluzione del conflitto in Ucraina. È un classico movimento da headline risk: prese di beneficio su un settore reduce da un anno molto forte quando diminuisce il premio geopolitico di breve.
Il trend strutturale, tuttavia, non cambia. Anche con segnali di distensione, la traiettoria della spesa militare europea resta politicamente consolidata. Nel breve, però, con valutazioni tirate, la sensibilità alle notizie resta elevata.
Wall Street: tassi ancora al centro del gioco
Negli Stati Uniti il mercato continua a interrogare la Federal Reserve, con indici ben impostati ma privi di una direzione univoca. L’S&P 500 si muove in una fase di consolidamento a 6.830, riflettendo l’incertezza degli investitori divisi tra lo scenario di tassi “più alti più a lungo” e l’ipotesi di un allentamento graduale della politica monetaria nel corso del 2026. Il Nasdaq mostra una sensibilità ancora più marcata ai verbali e alle comunicazioni della Fed, con il comparto tecnologico che reagisce in modo amplificato a ogni sfumatura del messaggio della banca centrale. Più difensivo l’andamento del Dow Jones ( +0,17% a 48.143) sostenuto dalla maggiore esposizione a industriali e titoli value, che tendono a soffrire meno in un contesto di tassi elevati.
In questo quadro, lavoro e inflazione restano le variabili chiave per la lettura del ciclo: con valutazioni già tirate su ampie porzioni del mercato, oggi per Wall Street conta più il tono della Federal Reserve che il singolo dato macroeconomico.
Materie prime nervose: argento protagonista, petrolio sotto osservazione
Sul fronte commodity, l’oro si muove senza direzione chiara, poco sotto i 4.330 dollari, riflettendo un equilibrio instabile tra copertura geopolitica e dollaro forte.
L’argento resta il vero protagonista: dopo il rally, il metallo tratta in area 72 dollari con forte volatilità. Speculazione, disponibilità fisica e filiera cinese continuano a intrecciarsi, rendendo il movimento fragile e soggetto a correzioni rapide.
Il petrolio WTI scende verso 57 dollari, penalizzato da prese di profitto e da un mercato che resta molto sensibile al bilanciamento tra domanda e offerta, nonostante il rumore geopolitico.
Cambi: dollaro forte, euro e yen sotto pressione
Sul mercato dei cambi il dollaro continua a mantenere una posizione di forza. L’euro scivola leggermente contro il biglietto verde, con il cambio EUR/USD in area 1,1734, segnale di un mercato che continua a prezzare una Federal Reserve più restrittiva rispetto alla BCE. Al tempo stesso lo yen resta sotto pressione, con l’USD/JPY stabile intorno a 156,8: un livello che riflette la persistente fragilità della valuta giapponese e i margini di manovra limitati della Bank of Japan, costretta a muoversi con estrema cautela per non destabilizzare il mercato.
Auto: Tesla sotto pressione, BYD consolida
Il settore auto continua a raccontare una transizione competitiva sempre più dura. Tesla mostra segnali di affaticamento in Europa, mentre BYD consolida il sorpasso sui volumi. La vera sfida per il 2026 non sarà solo la crescita, ma la capacità di difendere margini e posizionamento in un mercato sempre più price-sensitive.