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Mercati tra storie societarie e materie prime record: Tim e Saipem guidano Milano, Wall Street resta cauta

  • rizziandrea4
  • 26 dic 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Seduta di fine anno, con volumi ridotti e movimenti spesso più reattivi alle notizie che ai flussi strutturali: in questo contesto i mercati hanno alternato fasi di ricerca di rischio e bisogno di protezione. A Milano l’attenzione si è concentrata su singole storie societarie, mentre sullo sfondo è rimasto dominante il tema dei tassi, con Wall Street che ha mantenuto un passo misurato e le materie prime ancora protagoniste.

 

In Europa, Piazza Affari ha chiuso con il Ftse Mib a 44.606, confermando un clima di tenuta sostenuto soprattutto dai dossier domestici. In Germania, il Dax a 24.340 ha seguito una dinamica analoga, con un mercato più incline a selezionare i temi rispetto a costruire una direzione corale.

 

Tim accelera sulla semplificazione dopo la Cassazione

 

Il mercato italiano ha guardato prima di tutto a Telecom Italia, dopo l’avvio di una strategia mirata a semplificare la struttura del capitale. Il gruppo punta a lasciare in Borsa una sola categoria di azioni, attraverso la conversione delle risparmio in ordinarie e una proposta di riduzione del capitale, percorso che dovrà passare dalle assemblee convocate a fine gennaio. La lettura prevalente è che si tratti di un intervento “da governance”: meno complessità, più liquidità potenziale sul titolo ordinario, riduzione dei costi connessi alla coesistenza di più classi.

 

Sul tavolo resta anche l’effetto reputazionale e finanziario della sentenza della Cassazione sul canone di concessione: una vicenda che chiude un contenzioso storico e che, nella narrativa del mercato, può offrire maggiore flessibilità per sostenere operazioni straordinarie. Gli analisti hanno sottolineato soprattutto l’idea di una struttura più pulita e di un possibile miglioramento nella qualità del titolo, anche in ottica indici.

 

Saipem: la spinta del Qatar e il tema backlog

 

Secondo catalizzatore della giornata è stato Saipem, sostenuta dall’annuncio di una nuova commessa in Qatar legata a un progetto offshore di grande complessità. Qui il mercato ha ragionato in modo lineare: maggiore visibilità e rafforzamento della presenza in un’area strategica, con un segnale positivo sulla traiettoria della raccolta ordini. L’interesse degli investitori resta ancorato alla stessa variabile di sempre per il settore: la capacità di esecuzione, perché è lì che un backlog forte si trasforma in risultati.

 

Auto: Europa debole, pressione competitiva su Tesla e Stellantis

 

Il settore auto, invece, ha continuato a riflettere un contesto europeo ancora delicato. Stellantis arriva da un rallentamento delle immatricolazioni nel mese e il dato è stato letto insieme alla fotografia più ampia del mercato: l’Europa resta distante dai livelli pre-pandemia e la ripresa procede a strappi. In parallelo Tesla continua a faticare nel Vecchio Continente, in un quadro che mette in evidenza la concorrenza dei cinesi e il ruolo degli ibridi come alternativa “pragmatica” per una domanda più sensibile ai prezzi.

 

Wall Street: indici solidi, ma la bussola resta la Fed

 

Negli Stati Uniti, la giornata ha mantenuto un tono cauto, tipico di una fase in cui i mercati cercano conferme senza esporsi troppo. In chiusura, il Nasdaq è a 23.620, il Dow Jones a 48.669 e l’S&P 500 a 6.931: livelli che consolidano l’idea di un mercato ancora sostenuto da aspettative di allentamento monetario e dall’ottimismo legato ai grandi temi tecnologici, ma anche sensibile al rischio di “troppo entusiasmo” sulle valutazioni.

 

Sul fronte macro, un dato di PIL ha sorpreso al rialzo ma è stato considerato da molti operatori poco rappresentativo della situazione più attuale, con l’attenzione che tende a spostarsi rapidamente su indicatori più tempestivi come fiducia e mercato del lavoro. La dinamica del dollaro resta un altro punto chiave, perché continua a influenzare la lettura dei flussi globali e la forza relativa delle materie prime.

 

Materie prime: oro e argento ancora in evidenza, rame come termometro dei dazi

 

Il vero elemento trasversale, però, resta il fronte commodities. L’oro a 4.560 continua a fotografare una domanda di protezione alimentata da geopolitica e attese sui tassi, mentre l’argento a 76,50 amplifica la dinamica con una volatilità tipicamente più accentuata. Sul comparto energetico, il petrolio greggio a 57,31 riflette un equilibrio fragile tra domanda, aspettative di crescita e fattori di offerta.

 

Il rame, intanto, rimane il metallo che più di tutti incrocia transizione energetica, ciclo industriale e politiche commerciali: la narrativa dei dazi e delle tensioni sulle forniture continua a sostenere l’attenzione degli investitori, con movimenti che spesso vanno oltre la lettura “classica” della domanda cinese.

 

M&A media: Warner resta contesa

 

Sul piano corporate globale, infine, resta aperta la partita su Warner Bros. Discovery. Paramount prova a riaprire i giochi rafforzando la credibilità finanziaria dell’offerta, mentre Netflix lavora sul funding con operazioni di rifinanziamento: un promemoria del fatto che, nelle grandi acquisizioni, contano tanto il prezzo quanto la struttura e la solidità delle coperture.

 

Cambi: euro stabile, yen sotto i riflettori

 

Sul forex, l’Eur/Usd a 1,17 segnala un mercato che continua a pesare aspettative sui tassi e debolezza relativa del dollaro, mentre l’Usd/Jpy a 156 mantiene alta l’attenzione sul Giappone e sul tema della normalizzazione monetaria, con potenziali ricadute sul carry trade e sulla volatilità globale.


La seduta conferma un mercato di fine anno guidato più dalle singole storie che da una direzione comune. A Milano pesano dossier societari e visibilità industriale, mentre a livello globale restano centrali tassi e beni rifugio. Uno scenario che invita a prudenza e selettività, in attesa di indicazioni più chiare su crescita e politica monetaria.

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