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Mercati tra USA e Iran, tassi e AI: il rischio geopolitico torna al centro insieme agli utili societari europei

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Tra sabato 8 e martedì 11 agosto, i mercati finanziari hanno ritrovato un vecchio motore della volatilità: la geopolitica. Il confronto tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz ha riaperto il premio al rischio sull’energia, mentre gli attacchi nel Bab el-Mandeb hanno ricordato quanto le principali rotte marittime restino vulnerabili. In parallelo, oro e Treasury hanno reagito al ritorno delle tensioni, l’azionario ha perso slancio e l’Europa ha continuato a trovare sostegno negli utili societari. Sullo sfondo, Nvidia è tornata al centro della corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale.


Hormuz torna a dettare il prezzo del rischio

Il passaggio più importante del periodo è arrivato dal Medio Oriente. L’Iran ha irrigidito la propria posizione sullo Stretto di Hormuz, collegando la normalizzazione del traffico marittimo a concessioni da parte degli Stati Uniti. A complicare il quadro sono arrivate nuove richieste americane di risarcimenti legati alle vittime e ai danni del conflitto, raffreddando le aspettative di una soluzione diplomatica rapida.

La reazione più immediata si è vista sul petrolio. Lunedì il greggio ha registrato un balzo vicino al 5%, con il Brent tornato verso 88 dollari al barile e il WTI sopra 82 dollari. Hormuz resta uno dei principali colli di bottiglia energetici mondiali e ogni rischio di interruzione viene rapidamente trasferito nei prezzi attraverso un maggiore premio geopolitico.

A rendere più fragile il quadro è stato anche un nuovo attacco Houthi nell’area del Bab el-Mandeb, che ha causato sei vittime. Il mercato si è così trovato a prezzare tensioni contemporaneamente su due arterie critiche per il commercio energetico mondiale.


Oro e Treasury: protezione sì, ma non senza inflazione

L’oro è stato uno dei principali beneficiari dell’incertezza, salendo verso 4.395 dollari l’oncia, con un progresso vicino all’1% nella seduta di lunedì e livelli prossimi ai massimi delle ultime nove settimane.

La dinamica obbligazionaria è stata più complessa. I Treasury hanno risentito del rischio che un petrolio più caro possa mantenere più persistente l’inflazione. I rendimenti americani sono saliti di circa 4-5 punti base lungo la curva, segnalando che la ricerca di sicurezza non si è tradotta automaticamente in acquisti di titoli di Stato.

È proprio questo il punto che ha limitato l’azionario: energia più cara significa costi maggiori per imprese e consumatori, mentre rendimenti obbligazionari più elevati comprimono il valore attuale degli utili futuri, soprattutto nei settori growth.


Wall Street perde slancio, l’Europa resiste

Dopo i recenti massimi, Wall Street ha mostrato una maggiore sensibilità ai tassi e alle notizie dal Medio Oriente. Nella seduta di lunedì il Dow Jones ha ceduto circa lo 0,11%, l’S&P 500 lo 0,06% e il Nasdaq lo 0,32%. Movimenti contenuti, ma coerenti con un mercato meno disposto a ignorare i rischi esterni.

In Europa il quadro è apparso più stabile. Lo STOXX 600 ha chiuso martedì intorno a 660,51 punti, praticamente invariato, sostenuto soprattutto dai titoli energetici e da una stagione degli utili ancora robusta. Le stime per il secondo trimestre indicano una crescita degli utili societari europei vicina al 22%, un dato che continua a offrire supporto alle valutazioni nonostante il ritorno delle tensioni geopolitiche.

Il contrasto è significativo: negli Stati Uniti il mercato appare più esposto al tema delle valutazioni e dei tassi, mentre in Europa la crescita degli utili sta compensando una parte del rischio macro.


Nvidia e il nuovo salto di scala dell’AI

Sul fronte societario, la notizia più rilevante è arrivata ancora una volta dall’intelligenza artificiale. Nvidia è stata associata a un piano di finanziamento da oltre 500 miliardi di dollari, insieme a grandi istituzioni finanziarie, per sostenere lo sviluppo dell’infrastruttura necessaria alla crescita dell’AI.

La cifra mostra quanto la competizione stia cambiando dimensione. Il mercato non valuta più soltanto la crescita dei ricavi dei produttori di chip, ma anche la capacità dell’intero ecosistema di sostenere investimenti enormi in data center, energia, reti e capacità computazionale. L’AI resta uno dei principali driver dell’azionario globale, ma l’attenzione si sta spostando sempre più dalla narrativa alla redditività effettiva del capitale investito.


Rame: la vulnerabilità dell’offerta

Anche le materie prime industriali hanno fornito un segnale importante. Il blocco alle esportazioni di concentrati di rame e cobalto dalla Repubblica Democratica del Congo ha mantenuto alta la tensione su un mercato già caratterizzato da disponibilità limitata di concentrato.

Il rame è centrale per reti elettriche, auto elettriche, infrastrutture digitali e transizione energetica. Un problema di offerta in un grande Paese produttore può quindi trasferirsi rapidamente sui costi industriali globali e riaprire pressioni inflazionistiche dal lato della produzione.


Un mercato ancora costruttivo, ma più selettivo

Il messaggio di questi quattro giorni è che i mercati continuano a muoversi all’interno di un contesto complessivamente positivo per l’azionario, con la quasi totalità delle asset class ancora sostenute da trend di fondo favorevoli. Le tensioni su energia, inflazione, tassi, rotte commerciali e investimenti nell’AI si stanno sovrapponendo, ma non stanno invertendo la direzione generale del ciclo, che resta costruttivo per gli asset rischiosi.


Il petrolio più caro sostiene il comparto energetico e non ha ancora compromesso la resilienza della domanda globale; l’oro beneficia dell’incertezza come asset difensivo, mentre i Treasury restano l’unica grande asset class ancora in una fase strutturalmente più debole, penalizzata da rendimenti elevati e da un ciclo dei tassi meno favorevole rispetto al passato. Al contrario, azioni globali, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, continuano a essere supportate da utili solidi e da un sentiment ancora positivo.


Il mercato non è quindi in una fase di “risk-off”, ma in una fase di mercato maturo e selettivo, dove la crescita non è più uniforme ma guidata da temi specifici come tecnologia, energia e qualità degli utili. Le valutazioni restano sostenute, ma vengono sempre più giustificate dalla crescita degli utili e dalla forza dei settori leader.

La conseguenza è un contesto in cui il rialzo continua, ma con maggiore dispersione tra settori e asset class: premia chi ha esposizione ai trend strutturali e penalizza chi è legato a dinamiche più difensive o meno dinamiche, come nel caso delle obbligazioni tradizionali.

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