top of page

Mercati sospesi tra Hormuz e record: l’ottimismo corre, ma la geopolitica resta al volante

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Il weekend che ha cambiato il tono dei mercati

L’inizio settimana dei mercati finanziari è stato dominato da una sola variabile: lo Stretto di Hormuz. Dopo settimane in cui petrolio, tassi e borse hanno vissuto al ritmo della guerra in Medio Oriente, tra sabato e lunedì gli investitori hanno iniziato a prezzare uno scenario più favorevole: un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per riaprire il passaggio marittimo più sensibile per l’energia globale. Donald Trump ha lasciato intendere che un’intesa fosse vicina, includendo anche la riapertura di Hormuz, mentre da Teheran è arrivata una smentita: nessun accordo definitivo, solo progressi e nodi ancora aperti. Reuters ha segnalato che Washington parlava di dettagli “presto” annunciabili, ma che l’Iran non aveva accettato di consegnare il proprio stock di uranio altamente arricchito.


Il mercato ha reagito come reagisce sempre quando il rischio energetico si riduce: ha comprato azioni e venduto petrolio. Il greggio è sceso di quasi il 7% nella seduta successiva al weekend, mentre l’oro è salito di oltre 1%, sostenuto dal dollaro più debole e dal calo dei rendimenti. Lo spot gold è arrivato a circa 4.561 dollari l’oncia, con i future a 4.563 dollari, mentre il Brent veniva schiacciato dalle aspettative di riapertura delle rotte.


Borse in rally: Tokyo, Europa e Milano guardano oltre la guerra

Il rimbalzo più evidente si è visto sulle borse. In Asia, il Nikkei ha continuato a muoversi vicino ai massimi, sostenuto dal miglioramento del sentiment globale e dalla speranza che il calo del petrolio alleggerisca le pressioni inflazionistiche. L’indice giapponese JP225 è arrivato in area 65.000 punti, dopo un mese di rialzo vicino al 9%, confermando quanto Tokyo resti una delle piazze più forti del 2026.


In Europa, lo STOXX 600 ha toccato i massimi da oltre due mesi sull’ottimismo per i negoziati USA-Iran, prima di arretrare martedì a 628,01 punti, in calo dello 0,6%, quando nuovi attacchi americani in Iran hanno raffreddato le speranze di una soluzione immediata. Il movimento racconta bene il mercato di questi giorni: pronto a comprare ogni segnale diplomatico, ma ancora fragile davanti a ogni notizia militare.


L’Italia ha vissuto un passaggio simbolico. Il FTSE MIB ha superato area 50.000 punti, toccando livelli che non si vedevano da circa 26 anni, prima di chiudere martedì a 49.899 punti. È un segnale importante: Piazza Affari beneficia della forza di banche, industriali ed energia, ma resta esposta sia al costo del petrolio sia alla traiettoria della BCE.


Petrolio, oro e dollaro: il mercato non crede ancora alla pace definitiva

La volatilità sulle materie prime è rimasta estrema. Dopo il crollo di lunedì, il petrolio ha recuperato parte delle perdite martedì, quando gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver colpito obiettivi iraniani in “autodifesa”, inclusi siti missilistici e imbarcazioni. Il Brent ha chiuso a circa 99,58 dollari al barile, in rialzo del 3,58%, mentre il WTI si è attestato a 93,89 dollari, comunque sotto la chiusura del venerdì precedente.


Anche l’oro ha cambiato direzione in poche ore. Lunedì era salito oltre 1%, ma martedì ha perso più dell’1%, scendendo verso 4.511 dollari l’oncia, perché il ritorno del rischio petrolifero ha riacceso le aspettative di tassi più alti. Il dollaro, inizialmente indebolito dalle speranze di accordo, ha poi recuperato terreno contro euro e yen quando le nuove tensioni hanno riportato domanda di valuta rifugio.


BCE più dura: se il petrolio resta alto, i tagli spariscono

Il punto più delicato per l’Europa è monetario. Se Hormuz riapre davvero, il petrolio può scendere e l’inflazione respirare. Ma se la guerra resta sospesa, con il Brent vicino o sopra i 100 dollari, la BCE potrebbe essere costretta a mantenere una linea più aggressiva. Philip Lane ha indicato che le nuove previsioni BCE dovranno incorporare il peggioramento dello scenario macro legato al Medio Oriente, mentre Isabel Schnabel ha sostenuto che un rialzo a giugno resterebbe sul tavolo anche in caso di allentamento delle tensioni.

Il tema è semplice: un accordo geopolitico può spingere le borse nel breve, ma non cancella automaticamente gli effetti già accumulati su energia, trasporti e aspettative d’inflazione. Per questo i mercati obbligazionari restano prudenti: la pace non è ancora abbastanza concreta da permettere alle banche centrali di dichiarare finita l’emergenza prezzi.


Ferrari, Starlink e Libano: la geopolitica entra nei singoli titoli

Tra i singoli casi, Ferrari ha vissuto una seduta pesante dopo il lancio della sua prima auto elettrica, la Luce. Il titolo ha ceduto fino all’8,4% a Milano, penalizzato da una reazione fredda degli investitori e da dubbi sul posizionamento di un modello a 550.000 euro, cinque posti e quattro porte, molto lontano dall’immaginario classico del Cavallino.

Nel frattempo, la guerra ha mostrato anche il suo lato tecnologico. Reuters ha riportato tensioni tra Pentagono e SpaceX per l’uso di Starlink nei droni americani, con il costo per terminale salito da 5.000 a 25.000 dollari. È un dettaglio finanziario, ma anche strategico: le infrastrutture satellitari private stanno diventando parte integrante della guerra moderna.

Il quadro regionale resta instabile. Israele ha intensificato i raid in Libano contro Hezbollah, con oltre 120 attacchi e almeno 31 morti, mentre l’Iran ha minacciato nuove risposte in caso di ulteriori aggressioni.


Conclusione: rally sì, ma ancora condizionato da una firma che non c’è

Questo inizio settimana mostra un mercato disposto a credere alla de-escalation, ma non ancora a prezzare una normalizzazione completa. Le borse hanno comprato la speranza, il petrolio ha venduto il rischio, l’oro ha oscillato tra rifugio e tassi, mentre la BCE resta intrappolata tra crescita debole e inflazione energetica. La chiave resta Hormuz: finché lo Stretto non sarà davvero riaperto e l’accordo USA-Iran non sarà firmato, ogni record di borsa continuerà a poggiare su un equilibrio sottile.

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page