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Volatilità e mercati: come leggerla per operare e difendere il portafoglio

  • rizziandrea4
  • 15 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Di volatilità si parla continuamente, ma quasi sempre in modo impreciso. Spesso viene trattata come un unico concetto, quando in realtà esistono molte volatilità diverse, ognuna con un significato operativo distinto. Capirle non è un esercizio teorico: è ciò che separa il trading “reattivo” da una gestione consapevole del rischio.


Nel tempo, i mercati hanno mostrato una costante: i rendimenti sono difficili da prevedere, ma la volatilità è persistente. Non a caso, dopo fasi di calma che durano anche 30–60 sedute, possono arrivare settimane in cui l’escursione giornaliera raddoppia. È qui che entra in gioco la corretta lettura delle diverse misure di volatilità.


Volatilità storica: cosa è successo, non cosa succederà


La volatilità storica è la più conosciuta. Si calcola dai rendimenti giornalieri dei prezzi di chiusura, spesso su finestre di 20, 60 o 252 giorni. È una fotografia del passato: misura quanto i prezzi si sono mossi, in media, in un certo periodo.


È utile per contestualizzare il presente. Un indice azionario con volatilità annua al 12% si muove in modo molto diverso rispetto a uno che viaggia stabilmente sopra il 25%. Il limite è evidente: ignora completamente cosa succede dentro la giornata e non distingue tra giorni ordinari e giornate di shock.


Per il trading, la volatilità storica serve soprattutto come baseline: ti dice se stai operando in un regime di calma o di tensione, ma da sola non basta per definire stop loss o size.


Volatilità intraday: il mercato reale, non quello “di chiusura”


La volatilità intraday guarda ai massimi e minimi della seduta. Qui il mercato smette di essere un punto e diventa un percorso. In molte fasi, l’escursione intraday è anche 2–3 volte superiore al movimento close-to-close.


Per chi fa trading, questa misura è cruciale. È quella che determina se uno stop al 1,2% è realistico o se verrà colpito sistematicamente. Inoltre, la volatilità intraday consente di separare:


  • giorni direzionali

  • giorni rumorosi

  • giorni di panico


Nelle fasi di stress, il range giornaliero può passare da 0,8% a oltre 2,5% nel giro di poche sedute. Ignorarlo significa sottostimare il rischio reale.


Volatilità implicita: le aspettative del mercato


La volatilità implicita nasce dal mercato delle opzioni. Non misura ciò che è successo, ma ciò che il mercato si aspetta. Quando la volatilità implicita sale, il mercato sta pagando protezione.


Un VIX che passa da 14 a 22 punti in pochi giorni segnala un cambiamento netto nella percezione del rischio. Non è un indicatore direzionale, ma è un termometro della paura. In ottica di protezione, la volatilità implicita è fondamentale: comprare coperture quando è già sopra il 30% annuo significa spesso pagarle care.


Per il trading, confrontare volatilità implicita e storica aiuta a capire se il mercato sta sovrastimando o sottostimando i rischi futuri.


Volatilità forecast da machine learning: stimare il domani


Negli ultimi anni, i modelli di machine learning sono entrati anche nella previsione della volatilità. A differenza dei modelli classici, non assumono una distribuzione fissa e riescono a cogliere relazioni non lineari.


L’obiettivo non è prevedere se il mercato salirà o scenderà, ma stimare se la volatilità dei prossimi 5 o 10 giorni sarà più vicina al 10% o al 20% annualizzato. Per un sistema di trading, questo cambia tutto: size, leve, stop e take profit diventano dinamici.


Nei test out-of-sample, miglioramenti anche solo del 3–4% nella previsione dei picchi di volatilità possono ridurre drawdown cumulati di oltre 20% su base annua.


Volatilità correlata: il rischio che non vedi


La volatilità correlata riguarda il portafoglio, non il singolo asset. Due strumenti con volatilità individuale al 15% possono generare un rischio complessivo molto diverso se la correlazione passa da 0,2 a 0,8.


Nei momenti di crisi, le correlazioni tendono a convergere verso 1. È il motivo per cui portafogli apparentemente diversificati subiscono perdite simultanee. Monitorare la volatilità delle correlazioni permette di anticipare queste fasi e ridurre esposizioni prima che il rischio esploda.


Trading e protezione: perché tutto converge sulla volatilità


La volatilità è il vero ponte tra trading attivo e protezione del capitale. Non dice dove andrà il mercato, ma dice quanto male può andare se sbagli. Un errore di direzione in un contesto a bassa volatilità costa poco; lo stesso errore in una fase ad alta volatilità può costare 3–4 volte di più.


Chi impara a leggere le diverse volatilità non elimina il rischio, ma lo rende misurabile e gestibile. Ed è qui che la differenza tra speculazione e metodo diventa evidente.

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