Settimana tra macro incertezze, utili tech e oro che vola
- rizziandrea4
- 25 gen
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La settimana appena conclusa si chiude con i mercati sotto la lente di molteplici pressioni: dati macro che non offrono certezze, utili societari sotto osservazione, tensioni commerciali e una decisa rotazione verso beni rifugio. Dal 19 al 23 gennaio, l’agenda ha messo in evidenza un mercato in bilico tra rischio e protezione, con notizie che hanno spaziato dai dati societari ai rischi geopolitici e alle dinamiche di settore.
Banche italiane e utili sotto la lente
Tra le prime notizie della settimana, il settore bancario italiano ha attirato l’attenzione degli analisti. In particolare, Barclays ha indicato Bper Banca come uno dei titoli preferiti tra i bancari italiani, sulla base di una view di redditività stabile e di prospettive di crescita delle commissioni, pur con coefficienti di rischio contenuti e una distribuzione di dividendi interessante per il 2026.
Parallelamente, è proseguita la narrativa sul risiko bancario: procedure di formazione delle liste per i board, governance e ruoli istituzionali sono tornati al centro dei riflettori, mantenendo alta la volatilità relative alle banche italiane.
Tech e utili societari: da Netflix a Intel
Nel corso della settimana, le piazze finanziarie hanno guardato con crescente attenzione alla stagione delle trimestrali, soprattutto nel comparto tecnologico. Dopo la delusione di Intel, con guidance inferiore alle attese e vendite sul titolo, si è sottolineato come Wall Street si muova tra incertezza e aspettative elevate per i numeri che verranno presentati da big come Apple, Microsoft, Meta e Tesla.
Questa dinamica ha messo in evidenza la struttura del mercato: da una parte la tecnologia resta motore di potenziale crescita, dall’altra gli utili devono rispondere alle attese per sostenere le valutazioni elevate, specialmente in un momento di rallentamento globale.
Tensioni commerciali e macro in movimento
Il tema delle tensioni commerciali ha continuato a pesare sui mercati: l’attenzione sulle vendite a Wall Street collegate ai timori di una possibile guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea, con le minacce di dazi Usa che hanno indebolito il sentiment e rafforzato la corsa ai beni rifugio.
Questa narrazione si è intrecciata con confronti sul fronte europeo, dove si è discusso di politiche fiscali, di governance bancaria e delle prospettive di crescita economica in uno scenario di inflazione che, pur più bassa rispetto al picco, non è ancora completamente sotto controllo.
Energia e materie prime: petrolio e oro ancora al centro
Sul fronte delle materie prime, il petrolio ha mostrato una discreta forza: il Brent si è riportato a 65,89 dollari al barile, trovando sostegno nelle dinamiche geopolitiche e nel sentiment di rischio. Nel complesso, i prezzi energetici hanno reagito alla narrativa internazionale, pur senza scatti direzionali forti.
Al contrario, i metalli preziosi hanno recitato un ruolo da protagonisti assoluti. L’oro ha consolidato i rialzi con una chiusura intorno a 4.974,99 dollari l’oncia, riflettendo una domanda costante di copertura in presenza di incertezze su crescita e politica monetaria. L’argento, che ha terminato la settimana a 101,32 dollari, ha accompagnato questa fase con un rialzo significativo, evidenziando come i beni rifugio siano tornati al centro delle allocazioni difensive.
Valute e prospettive di rischio
Sul fronte valutario, il quadro dei cross ha evidenziato una pressione persistente sul dollaro, penalizzato da attese di politica monetaria meno restrittiva negli Stati Uniti e da un aumento dei rischi sistemici percepiti. Il cambio EUR/USD si è portato in area 1,18, mentre la sterlina ha mostrato un rafforzamento significativo con GBP/USD salita fino a 1,3615, segnalando una crescente preferenza per valute alternative al biglietto verde in un contesto di incertezza globale.
Il dollaro ha perso terreno anche contro le valute rifugio, con USD/JPY sceso verso 155,94 e USD/CHF in area 0,7846, mentre sul fronte delle commodity currency il movimento è stato sostenuto dal calo di USD/CAD a 1,3707 in scia alla tenuta del petrolio. Nel complesso, il mercato valutario riflette un asset allocation più prudente e meno concentrato sul dollaro, con una rotazione selettiva verso euro, sterlina e valute difensive.
Azionario: performance differenziate
Dal punto di vista azionario, le chiusure riflettono una performance mista. A livello europeo, gli indici principali hanno chiuso senza grandi variazioni direzionali. Il Ftse Mib ha terminato attorno a 44.831,60 punti, in una seduta condizionata da prese di beneficio su titoli ciclici e finanziari. I mercati europei in generale hanno mostrato una certa cautela, con l’Euro Stoxx 50 poco distante da livelli di equilibrio.
Negli Stati Uniti, l’S&P 500 ha chiuso a un livello di circa 6.921,13, sostenuto dalla componente tech, mentre il Nasdaq si è attestato vicino a 23.537,82. Il Dow Jones ha sofferto pressioni settoriali per effetto delle vendite nelle componenti industriali e finanziarie.
La volatilità implicita, misurata dal Vix, è rimasta su livelli compressi, riflettendo un mercato meno nervoso di quanto il flusso di notizie potesse suggerire, ma comunque pronto a reagire a nuovi sviluppi.
Un quadro di mercato da leggere tra le righe
I mercati non viaggiano più su linee semplici, le dinamiche di rischio commerciale, le stagioni delle trimestrali, le prospettive di politica monetaria e i segnali macro spingono gli investitori a un atteggiamento difensivo, ma con aperture selettive verso titoli e asset con visibilità negli utili.
Il 2026 continua a presentarsi come un anno in cui qualità dell’informazione, disciplina di portafoglio e equilibrio nei rischi saranno fattori chiave per navigare un mercato che resta estremamente ricco di variabili e di possibili sorprese.