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Settimana in arrivo tra banche centrali, inflazione e segnali dal ciclo globale

  • rizziandrea4
  • 17 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

La settimana in arrivo si preannuncia densa di appuntamenti macroeconomici capaci di orientare il sentiment dei mercati, in una fase in cui gli investitori restano sospesi tra segnali di rallentamento dell’attività economica e la necessità di valutare quanto le politiche monetarie restrittive stiano ancora incidendo su crescita e inflazione. Il focus sarà distribuito tra banche centrali, prezzi al consumo e una lunga sequenza di indici PMI, fondamentali per misurare lo stato del ciclo globale.

 

Banche centrali al centro dell’attenzione

 

Il primo grande tema della settimana sarà quello delle decisioni di politica monetaria. Nel Regno Unito, la Bank of England dovrebbe confermare il tasso di riferimento al 3,75%, con un voto interno che nelle precedenti riunioni ha mostrato una divisione marcata tra falchi e membri più attendisti. Il mercato guarderà con attenzione anche ai verbali del MPC e alle parole del governatore Bailey, alla ricerca di indicazioni sul timing di eventuali futuri tagli.

 

In Europa, la BCE dovrebbe mantenere invariato il tasso sui depositi al 2,00%, mentre il tasso principale di rifinanziamento resterebbe al 2,15%. La conferenza stampa e il discorso della presidente Lagarde saranno cruciali per capire se l’istituto intenda mantenere un’impostazione prudente o iniziare ad aprire a un graduale allentamento nel corso dell’anno. Sullo sfondo, anche le operazioni di rifinanziamento marginale restano su livelli elevati, con l’ultimo riferimento al 2,40%, segnale di condizioni finanziarie ancora restrittive.

 

Inflazione europea: discesa lenta e non lineare

 

Ampio spazio sarà dedicato ai dati sull’inflazione, soprattutto nell’area euro. In Germania, l’inflazione annuale è attesa intorno al 2,2%, in rialzo rispetto al precedente 1,8%, mentre l’indice armonizzato dovrebbe restare vicino al 2,0%. Numeri che indicano come il processo di disinflazione resti fragile, in particolare nei servizi.

 

In Italia, l’IPC annuale dovrebbe rallentare verso l’1,0%, dal 1,2% precedente, mentre su base mensile è attesa una variazione dello 0,3%. Anche a livello di area euro, l’inflazione headline è prevista al 2,2%, contro il 2,3% precedente, confermando una dinamica in discesa ma non ancora sufficiente a garantire un cambio deciso di passo da parte della BCE.

 

PMI e indicatori anticipatori: il polso dell’economia reale

 

La settimana sarà scandita da una vera e propria raffica di indici PMI, fondamentali per valutare la tenuta dell’attività economica. In Europa, il PMI manifatturiero dell’area euro dovrebbe restare sotto la soglia di espansione, intorno a 49,4, mentre il PMI dei servizi è atteso a 51,9, segnalando una crescita moderata ma ancora concentrata nel terziario.

 

In Germania, il PMI manifatturiero resta debole a 48,7, mentre quello dei servizi si mantiene più solido a 53,3, evidenziando una forte divergenza settoriale. In Italia, il PMI manifatturiero è previsto a 48,5, contro un PMI dei servizi intorno a 51,6, confermando un quadro di crescita fragile ma non recessivo.

 

Dal Regno Unito, il PMI composito dovrebbe attestarsi a 53,9, mentre negli Stati Uniti l’indice ISM manifatturiero resta sotto quota 50 a 48,5, a fronte di un ISM non manifatturiero più robusto a 53,8.

 

Stati Uniti: lavoro e domanda sotto la lente

 

Negli Stati Uniti, l’attenzione si concentrerà sul mercato del lavoro. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono attese intorno a 213 mila, in lieve aumento rispetto alle 209 mila precedenti, mentre le richieste continuative dovrebbero restare vicino a 1,83 milioni. Sul fronte occupazionale, il dato ADP è stimato a 48 mila nuovi posti, contro i 41 mila del mese precedente.

 

A completare il quadro, il GDPNow della Fed di Atlanta continua a stimare una crescita annualizzata del 4,2%, dato che contribuisce a mantenere la Federal Reserve su una linea di cautela.

 

Asia ed energia: Cina e petrolio osservati speciali

 

Dall’Asia, i dati PMI cinesi restano un riferimento chiave. Il PMI manifatturiero è atteso a 50,2, mentre il PMI dei servizi dovrebbe posizionarsi a 51,9, indicando una crescita marginale ma ancora disomogenea.

Sul fronte energetico, le scorte settimanali di petrolio negli Stati Uniti sono attese in calo di circa 2,3 milioni di barili, dopo il precedente -0,25 milioni, elemento che potrebbe riaccendere la volatilità sul comparto energetico in caso di sorprese.

 

Una settimana cruciale per calibrare le aspettative

 

Nel complesso, la settimana non sarà dominata da un singolo evento risolutivo, ma da una combinazione di dati macro che, letti nel loro insieme, potrebbero ridefinire le aspettative su crescita, inflazione e politica monetaria. Con banche centrali ancora prudenti e indicatori macro contrastanti, i mercati resteranno estremamente sensibili anche a variazioni marginali, confermando una fase in cui il contesto conta più del singolo dato.

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