Settimana di incertezze e contraccolpi: mercati sospesi tra Fed, geopolitica e corsa ai metalli
- rizziandrea4
- 12 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
La settimana finanziaria che si chiude oggi ha avuto un filo conduttore chiaro: mercati costretti a muoversi su un terreno instabile, dove ogni segnale positivo è stato controbilanciato da nuove fonti di incertezza. Decisioni di politica monetaria attese ma non risolutive, tensioni geopolitiche mai sopite e movimenti sempre più pronunciati sulle materie prime hanno reso il contesto difficile da interpretare con una sola chiave di lettura. Più che di direzione, si è trattato di equilibrio, spesso precario, tra forze opposte.
Una Fed che taglia, ma non rassicura fino in fondo
Il momento centrale della settimana è stato senza dubbio il meeting della Federal Reserve. Il taglio dei tassi di 25 punti base, il terzo del 2025, era ampiamente scontato dai mercati. A sorprendere non è stata la decisione in sé, quanto il contesto che l’ha accompagnata. Il voto spaccato – nove favorevoli e tre contrari – ha messo in evidenza una divisione interna sempre più visibile, mentre il dot plot ha indicato un percorso di allentamento molto graduale, con un solo taglio previsto nel 2026.
Jerome Powell ha riconosciuto segnali di raffreddamento nel mercato del lavoro, citando l’impennata delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione a 236.000 unità, il maggiore aumento in quasi quattro anni e mezzo. Allo stesso tempo, però, ha evitato di offrire indicazioni chiare su un’accelerazione futura dei tagli. La decisione di riprendere gli acquisti di Treasury per 40 miliardi di dollari al mese è stata letta come un segnale accomodante, ma non sufficiente a dissipare del tutto le incertezze.
Il risultato è stato un azionario americano indeciso: Wall Street ha oscillato senza una direzione netta, con l’S&P 500 e il Nasdaq in calo settimanale, rispettivamente attorno a -1,3% e -1,9%, riflettendo un mix di sollievo per il sostegno monetario e timori per una Fed sempre meno prevedibile nel medio termine.
Tecnologia e intelligenza artificiale: dalla crescita ai margini
Nel settore tecnologico, e in particolare nei titoli legati all’intelligenza artificiale, la settimana ha segnato un cambio di tono. Il caso Broadcom è diventato emblematico. Nonostante risultati trimestrali superiori alle attese e un portafoglio ordini in forte espansione, il titolo ha subito forti vendite dopo che il management ha segnalato un calo dei margini, legato a un mix di ricavi sempre più sbilanciato verso componenti AI a bassa redditività.
La reazione del mercato ha riacceso un dibattito che finora era rimasto in secondo piano: la transizione da una fase di “AI growth” a una fase di “AI profitability”. Dopo mesi in cui la crescita dei ricavi era stata sufficiente a sostenere valutazioni elevate, gli investitori sembrano ora chiedere maggiore visibilità sui margini e sulla sostenibilità degli utili, soprattutto guardando al 2026. È un segnale che non indica necessariamente la fine del tema AI, ma suggerisce un approccio più selettivo e meno indulgente.
Europa più stabile, ma senza slancio
In Europa il quadro è apparso relativamente più composto. Gli indici hanno chiuso la settimana con ribassi moderati – il FTSE MIB attorno a 43.500 punti, il DAX poco sopra quota 24.000 – beneficiando di una struttura settoriale più difensiva e di aspettative di politica monetaria meno restrittive rispetto agli Stati Uniti.
Nel Forex, l’euro ha tenuto bene contro il dollaro, scambiando in area 1,17, sostenuto dalla percezione che la BCE resterà prudente ma attenta a non irrigidire ulteriormente le condizioni finanziarie. Il dollaro, dal canto suo, si avvia alla terza settimana consecutiva di calo, riflettendo l’incertezza sul ritmo futuro dei tagli della Fed.
Piazza Affari tra tenuta dei bancari e mosse strategiche
Piazza Affari ha mostrato una resilienza relativa, sostenuta ancora una volta dal comparto bancario e da alcune storie societarie di rilievo. In questo contesto si inserisce la mossa di Poste Italiane su Telecom Italia, con il superamento del 27% del capitale. L’operazione, finanziata interamente con cassa e accompagnata dall’impegno a rientrare sotto la soglia Opa, ha rafforzato il ruolo di Poste come azionista industriale di lungo periodo.
Il mercato ha letto la notizia più come un segnale di stabilizzazione strategica che come un preludio a operazioni straordinarie imminenti. Restano aperti i temi delle possibili sinergie, della razionalizzazione delle attività broadband e della conversione delle azioni di risparmio, elementi che continuano a rappresentare snodi chiave per la storia del titolo.
Petrolio intrappolato tra diplomazia e nuove frizioni
Il mercato del petrolio ha vissuto una settimana particolarmente nervosa. Da un lato, le notizie su possibili progressi nei colloqui di pace tra Russia e Ucraina hanno esercitato una pressione ribassista, alimentando l’idea che una de-escalation possa, nel tempo, riportare sul mercato parte dell’offerta oggi bloccata dalle sanzioni.
Dall’altro, il rimbalzo di fine settimana è stato innescato da indiscrezioni su nuovi sequestri di petroliere venezuelane da parte degli Stati Uniti, una mossa che ha riacceso i timori sul fronte dell’offerta. Il Brent si è così mantenuto in area 61 dollari al barile, in un equilibrio fragile tra forze opposte.
A complicare il quadro, è arrivato anche il report della CNPC, secondo cui la domanda di petrolio cinese potrebbe raggiungere un plateau già tra il 2025 e il 2030, a causa della diffusione accelerata dei veicoli elettrici. Un segnale che rafforza l’idea di un mercato destinato a restare volatile, più che direzionale.
Metalli preziosi protagonisti: l’oro consolida, l’argento accelera
Se il petrolio è rimasto intrappolato nell’incertezza, i metalli preziosi hanno seguito una traiettoria ben diversa. L’oro ha toccato nuovi massimi storici sopra i 4.300 dollari l’oncia, sostenuto dal taglio dei tassi della Fed, dalla discesa dei rendimenti reali e da una domanda istituzionale che resta strutturalmente elevata.
Ancora più sorprendente è stata la performance dell’argento, salito oltre quota 64 dollari l’oncia, con una performance da inizio anno che supera il 100%. Alla base del movimento non c’è solo la ricerca di beni rifugio, ma anche una domanda industriale in crescita e una percezione di offerta sempre più rigida, rafforzata dalla designazione dell’argento come minerale critico negli Stati Uniti.
Questi movimenti si inseriscono nel quadro delineato dal World Outlook 2026 di Deutsche Bank, che individua nei metalli preziosi uno degli snodi centrali del nuovo ciclo, caratterizzato da inflazione più “appiccicosa”, geopolitica strutturalmente rilevante e banche centrali meno allineate rispetto al passato.
Rame e transizione: il deficit come filo conduttore
Anche il rame ha confermato una settimana solida, scambiando attorno agli 11.600 dollari a tonnellata. Secondo Morgan Stanley, il mercato potrebbe affrontare già nel 2026 un deficit vicino alle 600.000 tonnellate, spinto dalla domanda dei data center, dai sistemi di accumulo energetico e dalla transizione elettrica. Il metallo rosso continua così a rappresentare uno dei termometri più sensibili dei cambiamenti strutturali in atto nell’economia globale.
Valute emergenti sotto pressione
Sul fronte valutario, mentre il dollaro ha perso slancio e lo yen ha recuperato leggermente, la rupia indiana ha toccato nuovi minimi storici oltre quota 90 contro il dollaro. I deflussi di capitali e l’incertezza sui negoziati commerciali con Washington continuano a pesare, ricordando come il contesto di tassi elevati e crescita disomogenea resti complesso per molte economie emergenti.
Una settimana che anticipa un cambio di regime
Nel complesso, la settimana ha restituito l’immagine di mercati sospesi tra preoccupazioni e sollievo. Una Fed meno lineare, una geopolitica sempre più intrecciata alle dinamiche delle materie prime e un ritorno dei metalli come protagonisti raccontano di un sistema finanziario in piena transizione.
Il 2026 inizia già a prendere forma come un anno tutt’altro che banale. E, almeno per ora, gli investitori sembrano muoversi con cautela, più attenti a leggere i segnali che a inseguire certezze.