Settimana cruciale per i mercati: tra banche centrali, inflazione e segnali macro globali
- 14 dic 2025
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La prossima settimana si preannuncia particolarmente densa di appuntamenti macroeconomici in grado di influenzare l’andamento dei mercati finanziari. L’attenzione degli operatori sarà divisa tra decisioni di politica monetaria, dati sull’inflazione e indicatori anticipatori sullo stato dell’economia globale, in un contesto che resta fragile e caratterizzato da forti divergenze tra le principali aree economiche.
Il contesto macro: rallentamento sì, ma non uniforme
Negli ultimi mesi sono emersi segnali contrastanti. Da un lato l’inflazione sembra aver superato i picchi del biennio precedente (2,2% nell’Eurozona a novembre e 3,0% negli Stati Uniti a settembre), dall’altro la crescita economica appare sempre più disomogenea: l’Europa continua a mostrare segnali di debolezza, mentre gli Stati Uniti mantengono una resilienza sorprendente, soprattutto sul fronte del mercato del lavoro e dei consumi (tasso di disoccupazione al 4,4% e crescita dei salari intorno al 4% annuo). In Asia, la Cina resta osservata speciale, con politiche di stimolo che faticano a tradursi in una ripresa solida (produzione industriale cresciuta intorno al 4,9 % annuo).
In questo quadro, le banche centrali si muovono con estrema cautela, cercando di bilanciare il rischio di un rallentamento eccessivo con la necessità di mantenere sotto controllo le aspettative di inflazione.
Lunedì: Asia e prime indicazioni globali
La settimana si apre con il Giappone, dove i dati Tankan su investimenti e fiducia delle imprese offriranno indicazioni importanti sulla propensione al rischio delle aziende (indice attualmente a 14, in miglioramento rispetto ai trimestri precedenti), in un momento in cui la Bank of Japan resta una delle ultime grandi banche centrali con una politica monetaria ancora molto accomodante.
Dalla Cina arriveranno numerosi dati chiave: produzione industriale, vendite al dettaglio, investimenti fissi e tasso di disoccupazione. Numeri che aiuteranno a capire se le recenti misure di supporto stanno iniziando a produrre effetti concreti sull’economia reale (vendite al dettaglio cresciute di circa il 2,9% annuo nell’ultimo dato disponibile).
In Europa, i primi dati su produzione industriale e aspettative di inflazione nel Regno Unito inizieranno a preparare il terreno per le decisioni dei giorni successivi.
Martedì: inflazione e materie prime sotto osservazione
L’attenzione si sposterà poi sul Regno Unito, con la pubblicazione dei dati sull’inflazione e sui prezzi alla produzione (IPC atteso intorno al 3,9% annuo). Questi numeri saranno particolarmente rilevanti in vista della riunione della Bank of England, poiché potrebbero influenzare il dibattito interno sull’eventuale necessità di mantenere una politica restrittiva più a lungo.
Negli Stati Uniti, come di consueto, i dati sulle scorte di petrolio offriranno spunti per il mercato delle materie prime (ultimo dato -1,8 milioni di barili), mentre le posizioni speculative sulle principali valute forniranno un’istantanea del posizionamento degli investitori.
Mercoledi: fiducia europea e segnali dalla Fed
Sul fronte europeo, l’indice IFO tedesco sarà uno degli indicatori più osservati per valutare la fiducia delle imprese nella prima economia dell’Eurozona (ultimo valore a 88,1 punti). Dati deboli confermerebbero le difficoltà strutturali dell’area, mentre eventuali sorprese positive potrebbero essere interpretate come segnali di stabilizzazione.
Negli Stati Uniti, i discorsi di alcuni membri del FOMC e i dati sulle scorte di greggio potrebbero alimentare la volatilità, soprattutto se emergeranno indicazioni divergenti rispetto alle aspettative di mercato sui futuri tagli dei tassi (attualmente prezzato circa un solo taglio nel 2026).
Giovedi: il banco di prova delle banche centrali
Il momento clou della settimana sarà senza dubbio rappresentato dalle decisioni di politica monetaria di Bank of England e Banca Centrale Europea.
La Bank of England dovrebbe mantenere i tassi invariati (Bank Rate al 4% con atteso a dicembre un potenziale taglio) ma l’attenzione sarà tutta rivolta al tono del comunicato, ai voti interni del MPC e alle parole del governatore Bailey. Anche piccoli cambiamenti nel linguaggio potrebbero essere interpretati come segnali di un futuro allentamento o, al contrario, di una linea ancora prudente.
Per la BCE, non sono attese variazioni sui tassi (tasso sui depositi al 2%), ma la conferenza stampa sarà cruciale. Gli investitori cercheranno indicazioni sulla tempistica e sull’intensità di eventuali tagli nel 2025, soprattutto alla luce dei numerosi dati sull’inflazione dell’Eurozona pubblicati nei giorni precedenti.
Negli Stati Uniti, le richieste di sussidi di disoccupazione (236.000 nell’ultimo dato) e i nuovi dati sull’inflazione contribuiranno a completare il quadro.
Venerdì: inflazione USA e fiducia dei consumatori
La settimana si chiuderà con un’altra serie di dati molto osservati dagli operatori. In Giappone è attesa la decisione sui tassi della Bank of Japan (tasso ancora vicino allo 0%), evento sempre più rilevante dato il dibattito su una possibile normalizzazione della politica monetaria.
Negli Stati Uniti, i dati sul PCE (2,8% annuo), insieme alle aspettative di inflazione e alla fiducia dei consumatori del Michigan, potrebbero influenzare in modo significativo le aspettative sui prossimi passi della banca centrale americana.
Possibili scenari
Senza voler trarre conclusioni definitive, la settimana potrebbe rafforzare due possibili letture:
• Scenario di prudente stabilizzazione: dati sull’inflazione in graduale raffreddamento e banche centrali orientate a mantenere un atteggiamento attendista, lasciando aperta la porta a tagli nel medio termine.
• Scenario di incertezza prolungata: segnali macro contrastanti che costringono le autorità monetarie a rimandare decisioni più chiare, mantenendo elevata la volatilità sui mercati.