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Mercati tra Nvidia e diplomazia: la settimana si chiude meglio di come era iniziata

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Asia debole, il mercato aspetta il verdetto dell’AI

La seconda parte della settimana è iniziata con un segnale prudente dall’Asia. L’indice MSCI Asia-Pacifico ex Giappone è sceso dello 0,7% mercoledì, registrando la quarta seduta consecutiva in ribasso, mentre il Nikkei giapponese ha perso 1,5%, alla sua quinta flessione di fila. Il messaggio era chiaro: prima dei risultati di Nvidia, il mercato non voleva esporsi troppo. Il problema non era solo tecnologico, ma anche macroeconomico: i rendimenti americani erano risaliti con forza, il petrolio restava sensibile alle notizie sullo Stretto di Hormuz e il dollaro si muoveva sui massimi da oltre un mese.


L’attesa per Nvidia era diventata il vero test della settimana. Gli analisti guardavano a ricavi attesi intorno a 78,8 miliardi di dollari, già un livello enorme, quasi 80% sopra l’anno precedente. Ma il gruppo ha fatto ancora meglio: nel primo trimestre fiscale ha riportato ricavi record da 81,6 miliardi, in crescita del 20% sul trimestre precedente e dell’85% su base annua. Il segmento Data Center ha toccato 75,2 miliardi, con un aumento del 92% anno su anno. Nvidia ha anche annunciato un nuovo piano di buyback da 80 miliardi e un dividendo trimestrale portato da 0,01 a 0,25 dollari per azione.


Wall Street recupera: il rally resta in piedi

Dopo la fase di incertezza iniziale, Wall Street ha chiuso la settimana con un tono decisamente più costruttivo. Venerdì l’S&P 500 è salito dello 0,37% a 7.473,47 punti, il Dow Jones dello 0,58% a 50.579,70, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,19% a 26.343,97. Il Russell 2000, più sensibile alla crescita domestica americana, ha fatto meglio dei grandi indici con un +0,9%. Su base settimanale, l’S&P 500 ha segnato l’ottava settimana consecutiva di rialzo, con un progresso dello 0,9%, mentre il Dow ha guadagnato il 2,1% e il Nasdaq lo 0,5%.

Il dato interessante è che il mercato non ha comprato solo tecnologia. Il rally è stato sostenuto anche dal calo dei rendimenti dopo le tensioni di inizio settimana: il Treasury USA a 10 anni è sceso al 4,558%, dopo aver toccato nei giorni precedenti i livelli più alti da gennaio 2025. Il trentennale, invece, durante la settimana era arrivato fino al 5,201%, massimo dal 2007. Questo spiega perché il mercato sia rimasto molto sensibile a ogni movimento dei bond: con rendimenti così alti, anche utili forti e narrativa AI non bastano sempre a evitare prese di profitto.


Europa sostenuta da tecnologia e diplomazia

In Europa il quadro è stato più ordinato. Lo STOXX 600 ha chiuso venerdì in rialzo dello 0,73% a 625,12 punti, sui massimi da oltre un mese e con la migliore settimana delle ultime sette. Anche qui il motore è stato doppio: da un lato la spinta dei semiconduttori dopo Nvidia, dall’altro la speranza che le trattative tra Stati Uniti e Iran possano ridurre il premio al rischio su petrolio, inflazione e rotte commerciali. Il comparto tecnologico europeo è salito di circa 3,2%, con benefici per nomi come ASML, Infineon e STMicroelectronics.


La differenza rispetto all’Asia è che l’Europa ha reagito meglio alle notizie geopolitiche. Questo non significa che il rischio sia sparito, ma che gli investitori stanno iniziando a distinguere tra scenario di escalation e scenario negoziale. La settimana, infatti, non è stata guidata solo dai bilanci: è stata una continua oscillazione tra paura di inflazione energetica e speranza di tregua.


Iran-USA: il mercato compra le indiscrezioni, ma Teheran frena

Sul fronte geopolitico, diversi media hanno parlato di una bozza di accordo tra Stati Uniti e Iran e di un possibile annuncio ravvicinato. La notizia ha aiutato gli asset rischiosi, ma va letta con cautela: secondo Reuters, una delegazione negoziale del Qatar è arrivata a Teheran per contribuire a un possibile accordo, mentre il Guardian ha riportato che l’obiettivo sarebbe un memorandum sullo Stretto di Hormuz, capace di aprire una fase di 30 giorni di ulteriori negoziati. Tuttavia, l’Iran ha ridimensionato l’idea di una svolta immediata e Washington ha parlato solo di “qualche progresso”, con differenze ancora profonde.

Per i mercati questo è un punto centrale. Se Hormuz resta instabile, il petrolio può continuare a trasmettere inflazione a trasporti, energia e beni industriali. Se invece la diplomazia avanza, i rendimenti possono respirare e gli indici possono recuperare multipli. Non a caso il WTI ha chiuso venerdì a 96,60 dollari al barile e il Brent a 103,54, ancora livelli elevati, ma lontani dagli scenari peggiori prezzati nei momenti di massima tensione.


Giappone, dollaro e materie prime: inflazione sotto controllo, ma non risolta

Dal Giappone è arrivato un dato apparentemente rassicurante. L’inflazione core di aprile è scesa all’1,4%, minimo da quattro anni, dal precedente 1,8% e sotto le attese dell’1,7%. Anche l’indice osservato dalla Bank of Japan al netto di alimentari freschi ed energia è rallentato all’1,9%. La lettura conferma una pressione più controllata, aiutata da sussidi pubblici e dal calo delle spese scolastiche, ma il rischio energia resta aperto se il petrolio dovesse risalire.


Sul valutario, il dollaro è rimasto forte: il Dollar Index è salito a 99,24, l’euro è sceso a 1,1611 dollari e il cambio dollaro/yen si è mosso a 159,13. L’oro, invece, ha perso lo 0,78% a 4.506,47 dollari l’oncia, segnale che una parte del mercato ha ridotto la domanda di copertura nel finale di settimana.


Conclusione: rally vivo, ma più dipendente dalla macro

La seconda parte della settimana ha raccontato un mercato ancora forte, ma meno semplice da leggere. Nvidia ha confermato che l’AI resta il pilastro degli utili globali, Wall Street ha proseguito il suo rally e l’Europa ha trovato sostegno nella tecnologia. Ma sotto la superficie restano tre variabili decisive: rendimenti obbligazionari elevati, petrolio sopra area 100 dollari sul Brent e diplomazia USA-Iran ancora non confermata.

Il mercato, in sintesi, non sta ignorando i rischi: li sta scontando giorno per giorno. E per ora continua a credere che utili, AI e negoziati possano compensare inflazione energetica e tensioni geopolitiche. Ma se la tregua non arrivasse davvero, la storia della settimana potrebbe rapidamente cambiare tono.

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