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Settimana chiave per i mercati: inflazione USA, crescita globale e segnali contrastanti dalle economie avanzate

  • 22 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

La settimana entrante si presenta densa di appuntamenti macroeconomici in grado di incidere sul sentiment dei mercati, in un contesto caratterizzato da volatilità selettiva e da un equilibrio fragile tra aspettative di crescita e politiche monetarie ancora restrittive. L’attenzione degli investitori sarà concentrata soprattutto sui dati statunitensi legati all’inflazione e alla crescita, senza trascurare i segnali provenienti da Asia ed Europa, utili per valutare la solidità del ciclo economico globale.

 

Asia: politiche monetarie e primi segnali dal ciclo industriale

 

La settimana si apre con la Cina, dove la People’s Bank of China comunicherà il tasso privilegiato sui prestiti, attualmente fissato al 3,50% per le scadenze a un anno e al 3,00% per quelle a cinque anni. Il consenso di mercato non prevede variazioni immediate, ma eventuali interventi avrebbero un valore segnaletico rilevante, soprattutto alla luce delle difficoltà persistenti del settore immobiliare e di una crescita ancora disomogenea.

 

Dal Giappone arriveranno diversi indicatori significativi. In particolare, la produzione industriale di novembre e le vendite al dettaglio offriranno indicazioni importanti sulla tenuta della domanda interna, dopo una fase di recupero nei mesi precedenti. Attenzione anche ai verbali della riunione di politica monetaria, che potrebbero fornire spunti sul dibattito interno alla Bank of Japan riguardo una possibile, graduale normalizzazione della politica ultra-accomodante.

 

Regno Unito ed Europa: crescita debole e segnali misti

 

Nel Regno Unito i riflettori saranno puntati sui dati di PIL del terzo trimestre, attesi in lieve crescita sia su base trimestrale sia annua, confermando un’espansione economica modesta. Le partite correnti restano un punto di attenzione per gli investitori internazionali, così come gli investimenti delle imprese, che nelle precedenti rilevazioni avevano mostrato segnali di debolezza.

 

In Europa continentale, i dati sull’IPP italiano di novembre saranno osservati per valutare l’evoluzione delle pressioni sui costi lungo la filiera produttiva, in un contesto di inflazione che appare in progressivo raffreddamento. Dai Paesi Bassi arriveranno i numeri sul PIL del terzo trimestre, utili per misurare la resilienza di una delle economie più solide dell’Eurozona.

 

Nel complesso, il quadro europeo continua a suggerire una crescita fragile, elemento che spiega l’approccio prudente della Banca Centrale Europea nel delineare il percorso futuro della politica monetaria.

 

Stati Uniti: inflazione, crescita e mercato del lavoro sotto la lente

 

Il cuore della settimana sarà rappresentato dagli Stati Uniti. Il dato più atteso è l’indice PCE, misura di inflazione preferita dalla Federal Reserve, che nell’ultima rilevazione annuale si attestava al 2,8%, con una dinamica mensile ancora moderata. Numeri coerenti con un rallentamento graduale delle pressioni inflazionistiche, ma non ancora tale da consentire un allentamento deciso della politica monetaria.

 

Verranno pubblicati anche i dati su redditi e spese personali, cresciuti rispettivamente dello 0,4% e dello 0,3% nell’ultimo dato disponibile, elementi chiave per valutare la solidità dei consumi, principale motore della crescita statunitense.

 

Sul fronte della crescita, il PIL del terzo trimestre verrà aggiornato, con una stima precedente pari al 3,8% annualizzato, mentre il modello GDPNow della Fed di Atlanta indica per il quarto trimestre una crescita intorno al 3,5%. Anche i profitti societari, che avevano mostrato un incremento contenuto, offriranno indicazioni sulla capacità delle imprese di assorbire costi ancora elevati.

 

Il mercato del lavoro resterà sotto osservazione con le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, attese intorno alle 220 mila unità, e con gli indicatori di fiducia dei consumatori, recentemente in miglioramento dopo il recupero registrato nelle ultime rilevazioni.

 

Materie prime e posizionamento degli investitori

 

A completare il quadro ci saranno i dati sulle scorte settimanali di petrolio, che nell’ultimo rilevamento avevano mostrato un calo significativo, elemento potenzialmente rilevante per l’andamento del prezzo del greggio. Inoltre, la pubblicazione delle posizioni speculative CFTC su valute, azioni e materie prime offrirà un’istantanea utile sul posizionamento degli investitori istituzionali, in una fase di mercato ancora molto sensibile alle sorprese macroeconomiche.

 

Uno scenario ancora aperto

 

Nel complesso, la settimana potrebbe rafforzare due possibili letture: da un lato uno scenario di rallentamento controllato, con inflazione in graduale discesa e crescita ancora solida negli Stati Uniti; dall’altro, uno scenario di incertezza prolungata, in cui dati contrastanti costringono le banche centrali a mantenere un approccio prudente più a lungo del previsto.

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