Quando i venti cambiano: azionario in crescita, oro in affanno e il dollaro che rialza la testa
- rizziandrea4
- 1 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Negli ultimi giorni i mercati finanziari hanno vissuto una fase che, al netto delle incertezze, mostra segnali di consolidamento. Ci sono diversi filoni paralleli che si intrecciano: la ripresa della fiducia nell’azionario, il rafforzamento delle misure geopolitiche verso la Russia, i toni prudenti ma non allarmisti dei grandi banchieri centrali, la discesa dell’oro (e dell’argento) come bene rifugio e il ritorno del Dollaro USA dopo un periodo di debolezza. Vediamo “la storia dietro i numeri”.
1. Crescita solida dell’azionario grazie agli accordi USA-Cina
Il primo impulso lo fornisce il riposizionamento tra la Stati Uniti e la Cina: un incontro tra Donald Trump e Xi Jinping ha generato fiducia sul fatto che il conflitto commerciale possa subire un “allentamento”. Secondo uno studio recente, l’indice globale del dollaro ha raggiunto quota 99,80 dopo che il presidente della Federal Reserve ha smorzato aspettative eccessive di tagli di tasso, ma questo fa parte anche dell’effetto “rischio geopolitico che si attenua” che ha alimentato gli asset azionari. In concreto: le borse statunitensi e globali hanno registrato rialzi, trainate anche dal settore consumo/retail in USA che ha beneficiato del segnale di “meno guerra commerciale”. Questo aumento della fiducia si traduce in un effetto-faro: chi era troppo conservativo nelle posizioni azionarie può aver iniziato ad aumentare l’esposizione, generando un effetto “momentum”.
2. Trump, Europa e Cina: crescente isolamento della Russia
Il messaggio per i mercati: la Russia si trova sempre più isolata sul piano energetico-finanziario. Questo genera due effetti rilevanti sul mondo finanziario: (a) riduce una delle fonti di incertezza geopolitica – perché “lo scenario peggiore” (una escalation generalizzata) appare meno probabile; (b) apre spazi per una normalizzazione del commercio e degli investimenti globali che era stata frenata dall’inizio del conflitto russo-ucraino. Nel contesto dell’azionario, questo contributo “esterno” di riduzione del rischio geopolitico si somma al fattore commerciale USA-Cina: dunque, l’azionario ha ricevuto un doppio stimolo.
3. Discorsi prudenti ma rassicuranti delle banche centrali
Sul versante della politica monetaria, le banche centrali delle principali economie stanno assumendo un tono che non è né allarmistico né troppo espansivo: la Fed ha tagliato i tassi come atteso, ma il presidente Powell ha dichiarato che il mercato ha forse sovrastimato la rapidità di ulteriori riduzioni. Questo si traduce in un doppio effetto: da un lato la pressione al ribasso sui tassi comporta un contesto favorevole all’azionario; dall’altro la “moderazione” indica che non si prevede una recessione imminente (almeno secondo i banchieri centrali). Il tono quindi è rassicurante: “non siamo sull’orlo del baratro, ma restiamo cauti”. Questo tipo di comunicazione aiuta a ridurre la paura e quindi a far riprendere allocazioni rischiose.
4. Ulteriore prova: massiccia realizzazione – chi ha venduto oro e argento
Una conseguenza interessante riguarda i metalli preziosi: il bene rifugio per eccellenza, l’oro, ha subito una correzione dopo un rally che aveva portato le quotazioni a picchi storici. Negli ultimi 12 mesi l’oro aveva guadagnato quasi il 60% fino a oltre 4.398 $/oz. Il fatto che gli investitori abbiano iniziato a vendere oro e argento è indicativo: esso significa che la percezione del rischio è diminuita, e che gli operatori stanno spostando capitale dall’“assicurazione” (oro) al “rischio” (azioni). Questo movimento rafforza l’idea che l’azionario potesse beneficiarne, e crea uno scenario più “normale” per il mercato: non una fuga da rischio, ma un ritorno verso asset più correlati alla crescita.
5. Il dollaro è tornato, seppur timidamente, a risalire
Infine, sul fronte valutario, il dollaro ha iniziato a mostrare segni di forza. L’indice del dollaro USA (DXY) è salito sopra 99,80 dopo i commenti della Fed. Il cambio con lo yen ha toccato circa 154, rafforzando il dollaro. Questo ritorno del dollaro è coerente con un contesto di riduzione del rischio percepito (meno emergenza) e con un’aspettativa che i tassi USA restino meno aggressivamente tagliati.