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Il dollaro torna a pesare: tasso in calo, ma aspettative già scontate

  • rizziandrea4
  • 10 ott 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 12 ott 2025

Tra il 17 settembre e i primi giorni di ottobre 2025, il dollaro ha ripreso forza dopo mesi di indebolimento. L’indice DXY, che misura il valore del biglietto verde contro le principali valute mondiali, è salito da 96,2 punti a 99,5, un incremento di circa +3,4% in tre settimane.Un movimento netto, che si è verificato proprio nel momento in cui la Federal Reserve ha avviato la fase di riduzione dei tassi. Apparente contraddizione? Solo in superficie.


Un taglio previsto, e già “prezzato”

La Fed ha effettivamente abbassato il costo del denaro, ma non ha sorpreso nessuno:gli operatori avevano già venduto dollari nei mesi precedenti, anticipando la decisione e scontandola nei prezzi. Quando la manovra è arrivata, il mercato si trovava già posizionato come se fosse accaduta.Il risultato? Nessuna nuova ondata di vendite, anzi un parziale ribilanciamento: con il “fattore tassi” già assorbito, il dollaro ha trovato spazio per risalire.


La Fed ha seguito il mercato, non il contrario

È una differenza sottile ma cruciale.In questa fase la banca centrale non ha imposto una nuova direzione, ha semplicemente convalidato ciò che il mercato si aspettava. Le aspettative di politica monetaria erano state pienamente interiorizzate dagli operatori, e la Fed, rispettandole, ha tolto incertezza. Una volta chiarita la traiettoria, gli investitori si sono mossi verso le asset class con rendimenti reali ancora interessanti: in primis, il dollaro.


L’effetto combinato di euro e yen

A spingere ulteriormente il rimbalzo c’è stata la debolezza delle principali valute concorrenti.L’euro, appesantito da incertezze politiche in Francia e da segnali di rallentamento in Germania, ha perso terreno sotto quota 1,17. Lo yen, invece, è rimasto sotto pressione nonostante la Bank of Japan abbia già portato il tasso di riferimento allo 0,5% nel 2025, dopo anni di politica monetaria ultra-espansiva. Tokyo mantiene comunque un approccio prudente: il controllo della curva dei rendimenti (YCC) e un ritmo lento nel ridurre gli acquisti di titoli pubblici limitano l’attrattività della valuta giapponese rispetto al dollaro. Poiché euro e yen rappresentano oltre il 70% del paniere DXY, la loro debolezza ha amplificato il recupero del biglietto verde.


Flussi e percezione di sicurezza

In momenti di transizione monetaria e di volatilità moderata, il dollaro torna spesso ad essere percepito come porto liquido e prevedibile. Molti investitori globali, in attesa di segnali più chiari dalle altre economie sviluppate, riportano parte dei capitali negli Stati Uniti, spinti dalla combinazione di liquidità profonda, stabilità istituzionale e rendimenti reali ancora superiori rispetto ad altre aree.


Un rialzo che nasce dall’anticipo

In sintesi, il rafforzamento del dollaro non smentisce il taglio dei tassi:lo completa.Il movimento è la conseguenza di un mercato che aveva già scontato la mossa della Fed e che, una volta esaurita la pressione ribassista, ha trovato nuovi motivi per ricomprare la valuta americana.

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