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Tra preoccupazioni e sollievo: dieci giorni “a sella” per i mercati globali

  • rizziandrea4
  • 12 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Negli ultimi dieci giorni, gli investitori hanno vissuto una vera e propria corsa “a sella”: un alternarsi di paure e sollievo, con i mercati azionari scesi prima bruscamente, poi risaliti altrettanto in fretta. La tensione è nata da una combinazione esplosiva — la paura di una nuova bolla tecnologica, il blocco del governo americano e il riaccendersi dei conflitti internazionali — ma si è poi sciolta in parte grazie a una schiarita politica negli Stati Uniti e a nuove aspettative di politica monetaria più morbida.


L’azionario frena tra timori di bolla e shutdown

La settimana scorsa si era aperta in rosso: i principali indici globali hanno perso tra l’1 % e il 3 % in pochi giorni, travolti da una doppia ondata di sfiducia. Da un lato, la correzione dei titoli legati all’intelligenza artificiale, protagonisti del rally di tutto il 2025, ha alimentato la sensazione che il mercato stesse per perdere fiducia. Le vendite su alcuni colossi tech, in parte legate a prese di profitto dopo trimestrali record, hanno trascinato giù l’intero comparto.


Dall’altro, la crisi politica americana — con lo shutdown federale più lungo della storia — ha contribuito a congelare la fiducia. Con oltre 900 000 dipendenti pubblici senza stipendio e agenzie statistiche ferme, la mancanza di dati macro ufficiali ha creato un vero buco informativo. L’idea di un governo paralizzato, in un contesto già fragile, ha spaventato i mercati.


Tensioni geopolitiche riaccese

Mentre gli investitori guardavano a Washington, il quadro geopolitico è tornato a deteriorarsi. In Medio Oriente, le tensioni tra Israele e Hamas sono riesplose dopo pche settimane di apparente tregua. Gli scontri nella Striscia di Gaza e gli attacchi incrociati lungo il confine libanese hanno riacceso il rischio di escalation regionale, con effetti immediati sui prezzi dell’energia e sull’avversione al rischio. Contemporaneamente, sul fronte orientale dell’Europa, il conflitto in Ucraina ha registrato un nuovo aumento di intensità: bombardamenti più frequenti e retorica più dura da entrambe le parti hanno riportato la questione al centro dell’agenda politica europea.


Il risultato? Un ritorno di volatilità sulle materie prime — petrolio in recupero fino a 61 $/barile; esplosione del gas naturale — e un rafforzamento temporaneo dei beni rifugio.


Sfiducia nei governi e tensione sui tassi

Il clima di sfiducia si è esteso anche all’Europa. Le dichiarazioni contraddittorie provenienti da Bruxelles e Berlino sul piano di bilancio comune e sulle regole di spesa hanno fatto temere un nuovo periodo di incertezza fiscale nell’eurozona. I rendimenti dei titoli decennali tedeschi e italiani hanno toccato rispettivamente il 2,7 % e il 3,45 %, segnalando tensione.


Sull’altra sponda dell’Atlantico, lo shutdown prolungato ha alimentato dubbi sulla credibilità finanziaria del governo USA. Il rendimento del Treasury decennale è salito temporaneamente sopra il 4,16 %, segno che gli investitori chiedevano un premio extra per detenere debito americano in pieno caos politico.


Poi la svolta: accordo politico e Fed più “colomba”

Ma a metà settimana il vento è cambiato. Il Senato statunitense ha approvato un disegno di legge per rifinanziare il governo fino a gennaio 2026, ridando ossigeno al sistema e facendo evaporare parte del pessimismo. L’accordo non è ancora definitivo — manca la firma del presidente — ma il solo passo avanti ha innescato un rally di sollievo: il S&P 500 ha recuperato circa +1,8 % in due sedute, mentre il Nasdaq è tornato sopra i 23'500 punti.


In parallelo, alcuni membri della Federal Reserve hanno lasciato intendere che, alla luce del raffreddamento dell’inflazione (CPI +3,0 % a settembre) e dell’aumento del tasso di disoccupazione verso il 4,4 %, un taglio dei tassi nel 2026 diventa sempre più probabile. Questa prospettiva ha spinto gli investitori a rientrare su asset rischiosi e a comprare obbligazioni, facendo scendere i rendimenti reali.


Oro e azionario insieme: un binomio raro

Proprio il calo dei tassi e la debolezza del dollaro hanno acceso una corsa all’oro: in tre giorni il metallo ha guadagnato +5,25 %, risalendo oltre quota 4 '200 $/oz. È un movimento insolito, ma che si spiega con la ricerca di equilibrio tra rischio e difesa. In parallelo, anche l’azionario ha proseguito il rimbalzo, sostenuto dall’idea che il peggio politico sia passato e che la Fed possa presto ammorbidire la stretta monetaria.


“Dieci giorni a sella”: il significato per l’investitore

Questa decina di giorni ha mostrato quanto rapidamente il sentiment possa cambiare: da panico e vendite tecniche, a sollievo e acquisti opportunistici. Il mercato resta sospeso tra due forze: da un lato, l’instabilità geopolitica; dall’altro, la prospettiva di una politica monetaria più favorevole, e accordi di politica interna.


Per ora, le borse hanno scelto di credere al bicchiere mezzo pieno.

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