Settimana intensa per i mercati: M&A, banche centrali, titoli sotto i riflettori e ritorno della volatilità
- rizziandrea4
- 20 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
La settimana finanziaria si è chiusa con un mix di notizie societarie, dati macroeconomici e decisioni di politica monetaria che hanno mantenuto alta l’attenzione degli investitori. Dai movimenti sui titoli di Piazza Affari alle tensioni geopolitiche, passando per le banche centrali e il rallentamento dell’inflazione negli Stati Uniti, i mercati hanno attraversato giornate di forte rotazione settoriale e volatilità selettiva.
A livello di indici, Piazza Affari ha chiuso la settimana con il FTSE Mib in area 44.750 punti, in rialzo di circa +2,9% settimanale, mentre in Europa l’Euro Stoxx 50ha terminato poco sopra i 40 punti, con un progresso contenuto. Negli Stati Uniti, l’S&P 500 ha chiuso intorno ai 6.830 punti, il Nasdaq Composite sopra i 23.300 punti, mentre il Dow Jones si è attestato in area 48.200 punti, riflettendo un clima di cauta tenuta dopo i dati macro.
Piazza Affari tra operazioni societarie e giudizi degli analisti
A Milano, i riflettori si sono accesi su diversi titoli. Juventus è stata protagonista di un vero e proprio rally dopo il rifiuto da parte del consiglio di amministrazione dell’offerta presentata da Tether, che aveva messo sul piatto 2,66 euro per azione, valutando il club circa 1,1 miliardi di euro. Nonostante il no di Exor, il titolo ha continuato a correre fino a 2,80 euro, segnando un rialzo di circa +20% in una settimana. Secondo indiscrezioni, Tether potrebbe valutare un rilancio, anche se la holding della famiglia Agnelli stimerebbe la Juventus intorno ai 2 miliardi, considerando asset come l’Allianz Stadium e la Continassa, valutati tra 450 e 600 milioni.
Sempre a Piazza Affari, Tenaris ha attirato l’attenzione dopo l’avvio della copertura da parte di Goldman Sachs, con rating neutral e target price a 18,80 euro, rispetto ai 17,27 euro di mercato a fine settimana. La banca statunitense riconosce al gruppo una posizione di leadership nel settore oil & gas, con free cash flow yield stimato tra l’8% e il 10% e dividendi intorno al 3%, pur mantenendo prudenza sulle prospettive 2026.
Enel ha beneficiato dell’annuncio dell’acquisizione di due impianti eolici onshore in Germania per 51 MW complessivi, con un enterprise value di circa 80 milioni di euro. L’operazione dovrebbe contribuire per circa 10 milioni di euro l’anno all’Ebitda ordinario. Il titolo ha chiuso la settimana intorno a 8,82 euro, in rialzo di circa +1%.
Banche e difesa: tra target price e scenari geopolitici
Nel settore bancario, UniCredit ha visto diversi analisti alzare i target price: KBW e Keefe, Bruyette & Woods hanno portato l’obiettivo a 76,88 euro, rispetto ai 70 euro di inizio settimana. Parallelamente, l’istituto ha proseguito il programma di buyback, acquistando oltre 13,8 milioni di azioni nella seconda tranche, per un controvalore di circa 886 milioni di euro.
Sul fronte della difesa, le indiscrezioni su possibili spiragli di pace in Ucraina hanno innescato forti vendite settoriali. Fincantieri ha ceduto fino a -6%, Leonardo oltre -4%, con ribassi diffusi anche sui principali player europei. Successivamente, Leonardo ha annunciato nuovi contratti negli Stati Uniti per oltre 120 milioni di dollari e un rafforzamento del portafoglio ordini legato anche al progetto Michelangelo Dome, con investimenti complessivi stimati in oltre 400 milioni di euro nel lungo periodo.
Banche centrali e macro: inflazione USA in frenata, BCE attendista
Sul fronte macroeconomico, il dato più rilevante è arrivato dagli Stati Uniti, dove l’inflazione di novembre ha sorpreso al ribasso. L’indice dei prezzi al consumo è sceso al 2,7% annuo (contro attese al 3,1%), mentre la componente core è rallentata al 2,6% dal precedente 3%. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, rafforzando le aspettative di ulteriori tagli dei tassi nel 2026.
A Wall Street, dopo una fase di volatilità sui titoli tecnologici, i future su Nasdaq, S&P 500 e Dow Jones hanno reagito positivamente ai dati macro. Il Dollar Index (DXY) ha chiuso intorno a 98 punti, mentre il cambio EUR/USD ha oscillato per tutta la settimana in area 1,17–1,18.
In Europa, la Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi: deposito al 2%, rifinanziamento principale al 2,15% e marginale al 2,40%. Christine Lagarde ha ribadito che non esiste un percorso predefinito per il futuro, confermando un approccio data dependent. Le nuove proiezioni vedono l’inflazione media al 2,1% nel 2025, 1,9% nel 2026 e 1,8% nel 2027, con una crescita economica attesa all’1,4% nel 2025.
Energia, M&A e mercati globali
Le tensioni geopolitiche hanno sostenuto le materie prime: l’oro si è mantenuto sopra i 4.300 dollari l’oncia, vicino ai massimi storici, mentre il petrolio WTI è tornato in area 56–57 dollari al barile, sostenuto anche dalle tensioni legate al Venezuela.
Nel frattempo, Goldman Sachs prevede un ulteriore aumento delle operazioni di M&A in Italia nel 2026, dopo che nel 2025 le dieci principali operazioni hanno raggiunto un valore complessivo di 51 miliardi di euro, superiore alla media storica. I settori più attivi resterebbero bancario, telecomunicazioni, tecnologia e farmaceutico.
Un mercato ancora guidato dai dettagli
Nel complesso, la settimana ha mostrato mercati pronti a reagire rapidamente a ogni nuova informazione: dalle offerte respinte alle revisioni degli analisti, dai dati macro alle dichiarazioni delle banche centrali. In un contesto in cui l’inflazione sembra rallentare ma l’incertezza resta elevata, saranno ancora una volta i dettagli – più che le grandi decisioni – a determinare la direzione dei mercati nelle prossime settimane.